Festa della Montagna 2026

Festa della Montagna 2026 a Pratopiano.

Immagine principale dell'escursione Festa della Montagna 2026
Data
Localita
Pratopiano - Pietrafitta
Difficolta
T/E
Dislivello
Durata indicativa
Ritrovo
Pratopiano - Pietrafitta, ore 10:00
Accompagnatori

La Festa della Montagna torna alle sue radici

Quest’anno la Festa della Montagna, organizzata dalla Sottosezione CAI di Serra Pedace - Sezione di Cosenza, e giunta alla IX edizione, cambia luogo e cambia prospettiva: dalla piazza di Serra Pedace ci spostiamo a Pratopiano per vivere la montagna non come semplice scenario, ma come luogo da abitare, conoscere e rispettare.

Abbiamo scelto di lasciare il centro abitato proprio per tornare là dove la montagna esprime la sua vera essenza: tra gli alberi, i sentieri, il silenzio, i profumi del bosco e la convivialità. Un ritorno alla natura e a quei valori semplici che da sempre il CAI vuole promuovere: condivisione, scoperta, rispetto dell’ambiente, attività all’aria aperta e senso di comunità. Sarà una giornata da vivere insieme, per grandi e piccoli, con un programma ricco di attività.

Ore 10.00 🥾 ESCURSIONE NEL BOSCO: il Cammino di Pratopiano

Un percorso di circa 3 km con difficoltà T (turistico), adatto a tutti, per camminare insieme e riscoprire il piacere di andare per sentieri, osservando e ascoltando ciò che ci circonda.

Ore 13.30🍷 PRANZO DELLA TRADIZIONE MONTANARA

A tavola ritroveremo i sapori semplici della nostra terra, con un antipasto montanaro a base di salumi, formaggi e sottoli, la tradizionale pasta e patate “alla cravunara” e del buon vino rosso per accompagnamento, da gustare insieme in un clima di festa e convivialità.

Dalle 11:00 alle 17:00 🏹 GIOCHI E ATTIVITÀ PER GRANDI E PICCOLI

Durante la giornata ci saranno tante attività per divertirsi e mettersi alla prova: 🧶 costruzione di bracciali in paracord; 🏹 tiro con l’arco per bambini e adulti; 🪢 attività e giochi di bushcraft; 🟠 gioco delle bocce; ⭕ lancio degli anelli; e tante altre sorprese.

Perché una Festa della Montagna non deve essere soltanto una festa sulla montagna, ma una festa nella montagna. Quest’anno scegliamo quindi il bosco: respirare aria buona, stare insieme e ricordarci che la montagna non è un luogo da attraversare soltanto, ma un patrimonio da vivere e custodire. Ci vediamo a Pratopiano, nel cuore del bosco, per una giornata di natura, tradizione, gioco e comunità. 🏔️🌲

Partecipazione

Per comunicare la propria volontà a partecipare alla festa è necessario prenotarsi compilando il seguente modulo entro mercoledì 2 settembre: https://forms.gle/FJmYKjyr9wCuUCQX9 (sito esterno, si apre in una nuova scheda) Gli organizzatori si riservano di porre un limite di presenze.

Il Cammino di Pratopiano: natura, storia e memoria

Il percorso di circa 3 km si snoderà tra i castagni monumentali, autentici testimoni della nostra ancestrale cultura castanicola. Alberi che raccontano un rapporto millenario tra l’uomo e la montagna e che, ancora oggi, rappresentano una preziosa testimonianza della storia e dell’identità del nostro territorio. Accanto a questi veri e propri monumenti della natura, alcuni dei quali ancora vivi, si sviluppa oggi una straordinaria biodiversità. Querce, ontani, pini, saliconi, ciliegi, noci, pioppi e abeti hanno progressivamente colonizzato gli spazi lasciati dall’abbandono dell’antico castagneto, creando un ambiente ricco e variegato. Questi luoghi conservano anche una traccia importante della storia dell’Abate Gioacchino. Proprio in quest’area, infatti, Gioacchino da Fiore acquistò alcuni castagneti e mulini destinati alla produzione della farina. Pratopiano rappresenta quindi uno dei paesaggi che più concretamente possono restituirci l’ambiente nel quale visse e operò l’abate di Celico: un paesaggio che, per la presenza ancora oggi dei suoi castagni monumentali, conserva forse più della stessa Canale l’aspetto del territorio da lui conosciuto. Un altro elemento caratterizzante sono i resti delle “caselle”, gli antichi essiccatoi utilizzati per la lavorazione e la conservazione delle castagne. La loro presenza testimonia quanto fosse importante la produzione castanicola per l’economia e la vita delle comunità locali, almeno fino agli anni Sessanta del Novecento. Ma Pratopiano non è soltanto natura: è soprattutto paesaggio, inteso nel senso più profondo del termine. Un paesaggio non è semplicemente ciò che vediamo, ma è il luogo nel quale, nel corso dei secoli, una comunità ha vissuto, lavorato, combattuto e costruito la propria storia. E Pratopiano conserva molte di queste memorie. Qui sono legate due importanti vicende del brigantaggio calabrese. La prima riguarda Pietro Monaco: lungo il percorso passeremo accanto al grande albero cavo, la cupa, dove secondo la tradizione venne bruciata la testa del brigante dopo la sua morte. La seconda riguarda Nicola Rende, capo brigante di Serra Pedace, nato a Spezzano Sila, una figura meno conosciuta ma legata anch’essa alla storia di questi luoghi. Recenti ricerche hanno inoltre riportato alla luce un’altra pagina di grande interesse: Pratopiano fu teatro delle lotte contadine del 1848, una vicenda rimasta per lungo tempo quasi completamente sconosciuta. Un documento dei primi anni dell’Ottocento, firmato da Gioacchino Murat, testimonia l’assegnazione di queste terre ai cittadini di Pedace e Serra Pedace da parte dell’amministrazione francese. Quel “lascito” avrebbe generato una lunga serie di controversie tra proprietari, Comuni e contadini, conflitti destinati a protrarsi per gran parte dell’Ottocento. A questa storia si aggiunge infine una memoria più recente, legata alla lotta clandestina antifascista. Pratopiano fu infatti uno dei luoghi frequentati da Cesare Curcio nell’ambito della sua attività antifascista clandestina e dove, secondo le testimonianze raccolte, nel 1943 trovò ospitalità Pietro Ingrao. Un piccolo museo conserva oggi documenti, oggetti e testimonianze che aiutano a ricostruire anche questa pagina della nostra storia. Camminare a Pratopiano significa quindi attraversare molto più di un bosco. Significa camminare dentro la storia: tra i castagni che raccontano il lavoro dei nostri antenati, le caselle che ricordano un’antica economia, i luoghi legati all’Abate Gioacchino, le tracce del brigantaggio, le lotte contadine e le vicende della Resistenza. È proprio questo il significato che vogliamo dare alla Festa della Montagna: riscoprire la montagna come patrimonio naturale, storico e culturale, un luogo nel quale natura e memoria si incontrano e nel quale ogni sentiero può diventare una pagina della storia della nostra comunità.

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